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Perché, mentre cammino, devo fermarmi?

La necessità di interrompere la marcia mentre si sta compiendo una passeggita prende in termini medici il nome di “claudicatio Intermittens” che, tradotto dal latino significa, appunto, camminare in modo interrotto.

I pazienti che presentano questa sintomatologia hanno assoluto bisogno di un controllo specialistico; infatti, la claudicazione intermittente è certamente espressione si una situazione patologica che non va sottovalutata.

Nella maggior parte dei casi questo sintomo è attribuibile alla presenza di una patologia (generalmente aterosclerotica) caratterizzata dalla presenza di una stenosi (restringimento) o di una obliterazione (chiusura) di un vaso arterioso degli arti inferiori. Il soggetto che ne è affetto non presenta alcuna sintomatologia a riposo poiché la quantità di sangue ( seppure ridotta a causa delle alterazioni ricordate) che giunge alle estremità è sufficiente ad assicurare il normale approvvigionamento energetico alle gambe e ai piedi.

Durante la marcia è, invece, necessario che una maggiore quantità di sangue pervenga agli arti inferiori; purtroppo questo necessario, maggiore apporto non può essere assicurato se i vasi non sono perfettamente integri e capaci di dilatarsi. In caso contrario, si genera  una discrepanza fra necessità metaboliche del tessuto muscolare degli arti e apporto ematico; la conseguenza è la produzione di una sostanza, denominata acido lattico, che stimola i recettori nervosi periferici e genera dolore.

Il dolore è, in realtà, una “sorta di difesa” messa in atto dal nostro organismo per fare in modo che il soggetto si fermi, recuperi una condizione di riposo e possa successivamente riprendere la marcia. Purtroppo sarà costretto a fermarsi nuovamente dopo lo stesso percorso. La malattia è stata, per questo e con una certa fantasia, definita anche “Malattia delle vetrine”: i pazienti affetti da claudicatio interrompono la marcia fingendo, appunto, di essersi fermati non per l’insorgenza del dolore ma per dare uno sguardo a quanto esposto nei negozi.

Il sintomo “claudicatio” può essere presente, seppure in percentuale assai minore, anche in altre patologie come le sindromi post-trombotiche (Claudicatio venosa) e alcune patologie di pertinenza neurologica (claudicatio neurologica) come, ad esempio, le emisindromi da compressione lombo-sacrale o la sindrome della cauda equina. Da ciò la necessità di una diagnosi differenziale che può essere posta, nella maggior parte dei casi, da un attento esame obiettivo e completata da un esame ecocolordoppler.

Naturalmente la precocità della diagnosi consente di intervenire prima che si siano potute verificare spiacevoli conseguenze come, ad esempio, l’evoluzione della malattia verso stadi più avanzati che possono anche condurre, nei casi più gravi, ad amputazioni più o meno estese a livello degli arti inferiori.

Va anche sottolineato che i pazienti affetti da arteriopatia aterosclerotica degli arti inferiori sono pazienti fortemente a rischio per accidenti cardio e cerebro-vascolari (infarti del miocardio e ictus cerebrali) e, quindi, una diagnosi precoce può anche contribuire ad instaurare un trattamento preventivo più efficace per prevenirli.

Il consiglio, quindi, che mi sento di dare all’Utente che mi ha scritto ponendo il problema e a Tutti coloro che sono affetti da questo sintomo di provvedere al più presto ad un consulto specialistico per una migliore definizione del loro quadro clinico e una terapia precoce e corretta.