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Una paziente scrive: cosa è l'ulcera venosa?


L’ulcera venosa rappresenta una complicanza tardiva dell’insufficienza venosa cronica che è, a sua volta, conseguenza di una patologia interessante il distretto venoso degli arti inferiori.

L’insufficienza venosa cronica può schematicamente essere determinata da due evenienze:
  • Una trombosi venosa profonda complicata da sindrome post-trombotica
  • Una grave sindrome varicosa con compromissione di quasi tutto l’apparato valvolare venoso

E’ utile (per i non addetti ai lavori!) precisare che il sistema venoso è fornito di una serie di valvole, dette per la loro forma “a nido di rondine” che hanno essenzialmente la funzione di evitare il reflusso di sangue nello stesso sistema venoso dopo che la sistole venosa ha spinto il sangue verso l’alto (il sangue nel settore venoso “viaggia” contro la forza di gravità, dal piede verso il cuore destro e, quindi, deve essere prima “spinto verso l’alto” e, poi, ne deve essere evitato il reflusso.

Si comprende, pertanto, facilmente come ogni condizioni che alteri tale ritorno determina un aumento della pressione del sangue all’interno dei vasi venosi che, fra l’altro, sono dei vasi inadatti a sopportare i carichi di tensione. Questo aumento pressorio è inizialmente compensato in una fase, peraltro di duirata non lunga chiamata “ipertensione venosa attiva”; ad un certo momento, tuttavia, tale ipertensione non risulta più sufficiente a facilitare il ritorno venoso e si verifica un rallentamento della corrente circolatoria a livello venoso denominata “stasi”.

La stasi può determinare una serie di complicanze fra cui anche l’ulcera venosa; alla stasi si accompagna una condizione di ipossia (mancanza di ossigeno distrettuale) capace di determinare una condizione di sofferenza tissutale che predispone alla lesione della cute  anche se studi successivi hanno dimostrato che questo solo meccanismo non sembra sufficiente a scatenare il processo ulcerativo.

Sono state, a questo proposito, formulate numerose teorie, suffragate da studi più o meno rigorosi, che hanno attribuito la genesi della lesione ulcerativa degli arti inferiori in soggetti con patologia venosa alla formazione di “manicotti di fibrina”, una sorta di “corde avvolte attorno ai vasi venosi” capaci di impedire il normale funzionamento della parete, o alla disfunzione del microcircolo con esclusione funzionale dei capillari (i vasi di scambio) nutritizi.

Più recentemente un ruolo di primaria importanza è stato attribuito alla disfunzione dell’endotelio (il foglietto più interno della parete vasale direttamente a contatto con il sangue) che è, oggi, considerato un organo endocrino di grande importanza capace di sintetizzare numerose sostanze indispensabili per mantenere il normale flusso sanguigno e la normale pervietà dei vasi.

Ebbene, allorquando l’equilibrio determinato dall’ottimale funzionamento di tale foglietto è mantenuto, il flusso sanguigno si mantiene normale e i vasi conservano la loro pervietà; al contrario, quando si verifica una disfunzione endoteliale (e ciò può avvenire a seguiti di numerosi stimoli, specie infiammatori) si altare il normale scorrimento del sangue; in particolare, a livello venoso, questo assume particolare importanza riguardo alla insufficienza valvolare essendo ormai documentato che l’alterazione endoteliale è capace di determinare cambiamenti strutturali dell’apparato valvolare e della parete venosa cui è attribuibile la formazione dell’ulcera

E’ chiaro, quindi, che ogniqualvolta si intende intervenire per determinare la guarigione dell’ulcera, il problema va affrontato da diverse sfaccettature che saranno oggetto di un prossimo articolo.