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La trombosi venosa

La trombosi è un processo patologico, determinato da eccessiva emostasi, che dà luogo alla formazione di un trombo intravasale capace di determinare una riduzione o una obliterazione completa del lume. Per quanto riguarda, in particolare, la trombosi venosa, si localizza prevalentemente a carico degli arti inferiori anche se può interessare altre sedi (vene iliache,  vene cave, vene dell’arto superiore, vena epatica, vene renali, etc.).

A livello degli arti, la trombosi venosa si distingue in superficiale e profonda, a seconda che il processo patologico interessi le vene del sistema superficiale o quelle del sistema profondo; in circa il 20% del i pazienti il processo patologico può essere localizzato contemporaneamente in entrambi i sistemi. Per questo è molto importante indagare, in caso di trombosi del sistema venoso superficiale, se vi è anche una trombosi venosa profonda che è maggiormente gravata  da complicanze.

La trombosi venosa profonda (TVP) ha un’incidenza annuale di oltre 800.000 casi ed è responsabile di circa 100.000 morti/anno per embolia polmonare associata.
La TVP è una malattia abbastanza comune ma spesso silente sul piano clinico e, purtroppo,  l’incidenza nella popolazione generale non sta diminuendo, nonostante il sempre più largo ricorso alla profilassi.

Come ci si può accorgere di essere affetti da Trombosi Venosa Profonda?
Come abbiamo detto, la TVP alla gamba può essere a asintomatica e, ciò, accade molto più frequentemente  quando è limitata alle vene del polpaccio.  I pazienti accusano una sintomatologia talmente sfumata che, molto spesso, non le danno alcuna importanza o attribuiscono i sintomi ad altre patologie..

Se la trombosi si estende alla vena poplitea,  può determinarsi un aumento di volume del polpaccio più marcato e una tensione durante la marcia. Se vi è una estensione ancora maggiore della lesione (a livello di coscia) la sintomatologia si fa più specifica con ulteriore incremento del volume dell’arto tanto che si può notare , ad occhio nudo, una significativa differenza con l’arto contro laterale.

Comunque, la diagnosi clinica di trombosi venosa profonda rimane sempre assai complessa tanto da fare affermare ad un famoso patologo statunitense che “fare una diagnosi clinica di TVP è come gettare in aria una moneta”; vale, a dire che in termini pratici si hanno le medesime possibilità di “fare/non fare” la diagnosi.   Per fortuna la moderna tecnologia ha portato una vera e propria rivoluzione in questo campo consentendo l’uso di moderne tecniche di diagnosi non invasiva (Ecocolordoppler) che ci consentono di diagnosticare la patologia in pressocchè tutti i casi con i vantaggi aggiuntivi di non recare alcun alcun fastidio per il paziente durante l’esecuzione dell’esame, essendo completamente non invasiva, ripetibile e assolutamente priva di rischi.

Quanto affermato non significa che la diagnosi strumentale deve sostituire “ab initio” l’approccio clinico al paziente che va effettuato secondo i tradizionali canoni della semeiotica e, cioè, mediante una corretta anamnesi (raccolta della storia clinica) e un corretto esame obiettivo (visita)

Alcuni elementi anamnestici del paziente possono, ad esempio, rafforzare il sospetto come l’uso di pillole anticoncezionali a base di estro-progestinici, la familiarità per TVP, i  recenti interventi chirurgici, le varici, la concomitanza di patologie tumorali, etc..

E, alcuni elementi clinici possono ulteriormente rafforzare il sospetto:

  • cute cianotica (bluastra) e calda all’arto interessato;
  • muscoli induriti e dolenti;
  • percussione della tibia col dito dolorosa;
  • tosse e starnuti determinando incremento della pressione venosa danno dolore al polpaccio e alla caviglia;
  • in posizione distesa si apprezza turgidità delle vena della faccia interna delle gambe;
  • febbre;
  • aumento della frequenza cardiaca;
  • sensazione di pesantezza all’arto interessato;
  • dolore alla coscia.

 

Che fare?

Il sospetto clinico va immediatamente validato con l’invio del paziente presso un centro Specialistico in grado di effettuare con rapidità un esame ecocolordoppler che, come abbiamo detto,  consente una corretta diagnosi nella pressocchè totalità dei casi. A questo proposito occorre precisare che, purtroppo, l’esame ecocolordoppler è, come si dice, “operatore dipendente” nel senso che la sua efficacia diagnostica è correlata alla abilità e alla esperienza del’operatore; occorre, pertanto, diffidare molto di chi ha una esperienza limitata in questo campo.

Mi sento di affermare senza timore di essere smentito che è assolutamente consigliabile che tale approccio venga effettuato da Personale Medico con specifica competenza in campo angiologico (angiologi e chirurghi vascolari). Non è sufficiente, infatti, condurre uno studio accurato della parete venosa (studio morfologico) occorrendo necessariamente effettuare anche una valutazione dell’emodinamica effettuabile, appunto, soltanto da chi possiede nozioni in merito (valutazione dello scorrimento del sangue all’interno del sistema venoso).  

Mi sembra superfluo sottolineare che soltanto  una corretta diagnosi consente una efficace e precoce terapia. Fra l’altro il rapido inizio del trattamento (subito dopo l’insorgenza dei sintomi) è fondamentale per ottenere i risultati sperati (in termini di ricanalizzazione del vaso) e per evitare sia le complicanze precoci, talora mortali, come l’embolia polmonare sia le complicanze tardive che, pur non essendo mortali, determinano comunque significative sofferenze per i pazienti.

L’approccio terapeutico più corretto sarà oggetto di altri articoli.