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Arteriopatie (in generale)

Il termine “arteriopatie” significa genericamente “malattie delle arterie”.

Prima di parlare di questa patologia occorre un breve cenno al nostro sistema vascolare che è costituito da arterie, vene e linfatici. All’interno delle arterie e vene scorre il sangue mentre all’interno del sistema linfatico scorre la linfa (ne accenneremo meglio in articoli in cui verrà trattato il sistema linfatico).

Il sistema arterioso è molto sinteticamente costituito dai macrovasi e dai microvasi (arteriole e venule) e dai capillari: Il sistema dei microvasi, dei capillari e del tessuto rappresenta una unità funzionale importantissima (definita sistema microvasculotissutale da uno dei nostri maggiori studiosi di microcircolo) perché assicura:

- lo scambio ossigeno-anidride fondamentale per assicurare il normale funzionamento di tutti i tessuti e organi;

- ii mantenimento della temperatura corporea attraverso uno straordinario adattamento del sistema alle variazioni della temperatura esterna.

Il sistema arterioso può didatticamente essere paragonato ad un grosso albero con  il tronco principale (arco dell’aorta) da cui derivano i rami più grossi (macrovasi),  i rami più piccoli (microvasi) e le foglie, paragonabili al nostro sistema microvasculotissutale; perché assicurano anch’esse lo scambio ossigeno-anidride carbonica.

Da queste brevi premesse si comprende facilmente come ogni compromissione del sistema arterioso rischia di modificare negativamente il metabolismo dei tessuti irrorati da un vaso stenotico o occluso.

Basti pensare a ciò che succede quando si ostruisce una arteria coronarica cui può conseguire un infarto cardiaco o una arteria cerebrale cui, analogamente, può conseguire un infarto cerebrale con emiparesi.

E’ compito principale di una Medicina moderna focalizzarsi sulla prevenzione più che sulla cura della patologia conclamata; questo assunto è valido per tutte le patologie, ma lo è ancora di più si per le malattie del sistema cardio-vascolare. E ciò per le seguenti considerazioni:

  • le malattie cardio-vascolari rappresentano la forma più diffusa di patologia e la maggior causa di mortalità nelle civiltà più avanzate
  • Il costo sociale della terapia della malattie cardio-vascolari, in termini di assistenza ospedaliera e territoriale  e di perdita di giornate lavorative, diventa sempre più elevato ed è facile pronosticare che, in futuro, diverrà non sostenibile dalle economie servizi Sanitari di diversi paesi
  • esistono diversi motivi per cui la percentuale di pazienti affetti da malattie cardio-vascolari è sensibilmente aumentata negli ultimi anni. Fra questi un ruolo di primaria importanza svolgono i fattori di rischio, oggi, identificabili in “ fattori tradizionali” (fumo, dislipidemia, diabete, ipertensione arteriosa) e “fattori di emergenti” (trmbolfilie genetiche ed acquisite) che saranno oggetto di successivi articoli..

Al momento, ci preme sottolineare come un corretto stile di vita e una seria  attenzione alla prevenzione possono essere determinanti per prevenire le complicanze vascolari.

Peraltro, dopo i grandi progressi degli ultimi anni anche la diagnostica è sensibilmente migliorata dal momento che disponiamo di tecniche assolutamente indolori, basate su metodiche ecografiche, che consentono diagnosi precoci con altissimi indici di attendibilità. A proposito di tecniche ultrasonografiche, ciascuno di Voi avrà certamente sentito parlare di “placche” e magari si è molto preoccupato per questo!

E’ vero che sarebbe meglio non averle! Tuttavia, va precisato che, con l’aumentare dell’età, la presenza di placche diviene “quasi la regola”. E, allora, possiamo considerare patologico ciò che è presente nella maggior parte dei soggetti di una certa età? O, al contrario, possiamo considerarle assolutamente innocue?

La risposta più logica è che le “placche” vanno studiate ciascuna per proprio conto al fine di individuare quelle più pericolose. Sono, infatti, queste ultime che meritano una attenzione costante, una terapia specifica (medica o chirurgica) a seconda delle dimensioni, delle caratteristiche isto-patologiche e della evolutività. 

Si può affermare, senza tema di essere smentiti, che molte placche hanno una storia a sé.

Sarebbe, peraltro, presuntuoso affermare che oggi siamo in grado di prevedere la storia di ogni placca; e, tuttavia, sostenere che le moderne tecniche diagnostiche (soprattutto l’ecocolordoppler) lo permettono se utilizzate “da mani esperte” nella maggior parte dei casi non è un’eresia.  

Mi corre l’obbligo,  a questo punto, di sottolineare come le tecniche ultrasonografiche ecocolordoppler, utilissime per individuare le diverse tipologie e le dimensioni delle placche  sono, come si dice fra gli addetti ai lavori “operatore- dipendenti”; ciò significa che  la corretta diagnosi è molto legata (sicuramente più di altre metodiche) all’esperienza dell’operatore e alle sue conoscenze in campo di anatomia, fisiopatologica ed emodinamica che, al momento, sono  proprie solo di Angiologi e Chirurghi Vascolari, cui pertanto dovrebbe essere riservata l’esecuzione di tali tecniche analogamente a quanto avviene per la ecocardiografia che è eseguita soltanto dai Cardiologi.

Purtroppo coloro che gestiscono politicamente ed amministrativamente la Sanità non hanno ancora provveduto a deliberare in tal senso sicchè oggi è diffusa la convinzione che essere bravi “ecografisti” significa anche essere bravi “ecodoppleristi” salvo, poi, di fronte ai casi più complessi

Il consiglio di rivolgersi all’angiologo.

Questo articolo rappresenta una sorta di introduzione alla tematica delle malattie delle arterie che saranno oggetto di successive più specifiche trattazioni eventualmente sollecitate da Vostre sollecitazioni o domande.